Giovanni Emilio Clerici, per tutti Gianni, nasce a Como il 24 luglio del 1930 da Luigi, imprenditore del settore petrolifero, e Lucia Castelli. Trascorre buona parte della sua infanzia nella residenza marittima di Alassio, in provincia di Savona:
Mio padre vi acquistò un terreno e vi costruì una villa nel 1935, in modo che, gracile com’ero, potessi respirare aria di mare. I primi campi da tennis li vidi da una casetta rosa. A sei anni mio padre, che era un grande sportivo, mi disse: “Adesso è giunto il momento di scegliere lo sport da praticare”. Risposi che mi sarebbe piaciuto provare a giocare a tennis, così, iniziò l’avventura. Frequentai il Tennis Club “Hanbury”, costruito dall’omonimo Lord inglese, Daniel, un benefattore che già aveva dotato Alassio di un ospedale, e prendendo lezioni dal maestro, anche lui britannico, D.H. Sweet.
La scelta del piccolo Clerici ricade dunque sul tennis, che diventerà l’amore di una vita, declinato con passione in tutte le sue sfaccettature: dapprima giocato, poi descritto sulle colonne dei giornali e infine raccontato dalla cabina di commento e tra le pagine di romanzi e raccolte poetiche.
Anni di formazione
Alberto Arbasino nel 1963 (Fondo Clerici)
Durante il periodo della Resistenza, Clerici contribuisce alla causa come staffetta sui monti del lago di Como: «Mio padre era partigiano dei Gap (Gruppi Azione Partigiana), che di me si servivano per il trasporto dei mitragliatori Sten, che nascondevo nella borsa da tennis» (Il cantastorie instancabile, p. 21). Negli anni Cinquanta, invece, presta servizio nel Quinto Reggimento come ‘alpino semplice conduttore di mulo’, ruolo dal quale viene congedato per motivi di salute. Dopo aver conseguito, per un curioso disguido, sia il diploma classico che quello scientifico, si iscrive a Legge a Milano (dov’è compagno di corso di Alberto Arbasino), prima di passare a Urbino, dove nel 1956 si laurea in Giurisprudenza con la tesi “L’influenza della religione negli istituti dell’antico jus civilis di Roma”. La sua sete di conoscenza si manifesta anche nelle scelte di vita: «Nel corso della mia stagione tennistica cercavo di far coincidere i tornei con i luoghi di interesse umano o culturale. Divenuto giornalista ho proseguito questa abitudine, perché amavo scrivere di viaggi» (Il cantastorie instancabile, p. 85).
Trascorsi tennistici
La carriera giovanile di Gianni Clerici è di tutto rispetto: da singolarista nel 1950 raggiunge la finale italiana juniores e conquista la “Coppa de Galea” a Vichy, una sorta di Mondiale Under 20; nel 1952 vince invece il “Monte Carlo New Eve Tournament”. Le uniche partecipazioni ai tornei Slam, spesso ricordate con affetto da Clerici stesso, risalgono agli anni Cinquanta: si tratta di eliminazioni al primo turno di Wimbledon (1953, memorabile il racconto del viaggio in 500 da Como a Londra) e del Roland Garros (1954). È però nel doppio che ottiene i risultati più significativi: due titoli italiani juniores in coppia con Fausto Gardini (1947 e 1948) e diversi tornei internazionali conquistati con Umberto ‘Bitti’ Bergamo prima, col brasiliano Armando Vieira poi, ma soprattutto con Orlando Sirola. Per quanto caparbio e talentuoso, Gianni deve fare i conti con il divario atletico e tecnico che viene a crearsi nei confronti dei grandi della sua generazione: Fausto Gardini, Beppe Merlo, Orlando Sirola, Umberto Bergamo e Nicola Pietrangeli. Dopo varie interruzioni, dovute a problemi di salute, a metà anni Cinquanta smetterà di giocare a causa di una seria infezione itterica contratta durante la finale di doppio dei Campionati Internazionali del Libano: «Ho giocato un torneo a Beirut, che allora era un torneo importante… Insomma, lì a Beirut, giocando sotto un sole per cinque ore, sole da deserto, seguitavo a bere acqua, e non c’è l’acqua minerale, e ho preso un microbo, qualche cosa, e m’è venuta, allora si chiamava itterizia, da virus. Quella che diventi tutto giallo. E non si curava. E allora sono stato all’ospedale sei mesi, seguitavano a cambiarmi il sangue, e ho avuto una diagnosi di morte fatta dal famosissimo medico del Milan. Mi ricordo che m’ha detto “Sa, ho già visto un caso come il suo, Clerici, purtroppo è finito tragicamente”» (intervistato da Rivista Studio nel 2012).
Gianni Clerici (sinistra) con Fausto Gardini, Bormio 1948.Gianni Clerici (destra) alla Coppa de Galea, Vichy 1950.