Ad Antonio Scaino da Salò

Ah! que nos coeurs sont frais sous nos chemises blanches!
Louis Codet
Un sapere enciclopedico

La storia del tennis ha sempre suscitato un fascino irresistibile per un grande appassionato come Gianni Clerici, che l’ha indagata in profondità, studiando le fonti e confrontandosi con gli esperti del settore e gli addetti ai lavori. Questo approccio sistematico si manifesta già nei suoi articoli di giornale: quando, ad esempio, si tratta del circuito tennistico e dei suoi interpreti, ogni nozione esposta è accompagnata da riferimenti all’esperienza personale propria e altrui e avallata da riflessioni di carattere generale e sistemico. Insomma, quello di Clerici è il metodo perfetto per chi vuole redigere una storia universale del tennis. Ad alimentare ulteriormente il suo interesse storico nei confronti di questo sport, o per meglio dire ‘gioco’, è stata una lettura in particolare: il Trattato del giuoco della palla di messer Antonio Scaino da Salò, ritenuto quasi all’unanimità il più antico saggio di storia del tennis. L’opera, di cui la Biblioteca Viganò conserva una copia di pregio, ha rappresentato il punto di partenza per la compilazione del capolavoro del Gianni Clerici saggista, quel 500 anni di tennis che molti considerano la vera ‘Bibbia’ del settore: «avevo letto lo Scaino […], primo libro sulla storia del tennis, risalente al 1555 e testo fondamentale. Allo stesso Scaino, mio illustrissimo predecessore, grande filosofo Tomista, consigliere del Papa e, tuttavia, laico, ho creduto doveroso dedicare il mio volume» (Il cantastorie instancabile, p. 94). Redatto negli anni Sessanta, mentre Clerici era impegnato come ‘vice del vice corrispondente’ a Londra per il Giorno e frequentava assiduamente il British Museum, il volume è stato dato alle stampe nel 1974 per Mondadori e, nel corso degli anni, è stato ristampato e aggiornato diverse volte, oltre che tradotto in USA, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Giappone.

Un club esclusivo
Come detto, gli studi di Clerici si sono concentrati per anni sulle origini del gioco del tennis e i suoi antenati. Uno di questi, la tardomedievale ‘pallacorda’, è stato individuato come progenitore diretto dell’odierno tennis, per via delle somiglianze nell’equipaggiamento e nel regolamento. Molto diffusa nell’Italia rinascimentale, come testimoniato dal trattato dello Scaino, che alla corte ferrarese degli Este ci giocava, la pallacorda veniva praticata usando delle sferette di cuoio imbottite e cucite, che venivano colpite inizialmente con il palmo della mano (da cui la denominazione francese di jeu de paume) e poi, con il passare degli anni, con l’ausilio di bracciali, bastoni e infine racchette. Ebbene, durante il secolo scorso alcune di queste sferette di cuoio sono state ritrovate in territorio italiano e hanno dato il via a studi e ricerche per ricostruirne la storia. Il primo ritrovamento risale al 1936 quando, durante il restauro del pozzo del Palazzo della Signoria a Jesi, vengono alla luce nove misteriose palline. Nel 1989 a Mantova, nel corso di alcuni lavori a Palazzo Te, vengono rinvenute, tra i rottami di un sottotetto, tre sfere ignote; nel 2006 invece, il restauro della Basilica Palatina di Santa Barbara porta al ritrovamento di altri tre reperti, molto ben conservati, tra cui un esemplare persino decorato con motivi floreali. Anche Urbino è sede di alcuni rinvenimenti, uno dei quali nei magazzini della Galleria Nazionale delle Marche. La svolta si ha però nel 2013, quando in un articolo di giornale Gianni Clerici associa le sfere mantovane alle cosiddette ‘balette’ utilizzate in epoca rinascimentale. Da questa intuizione si prende spunto per collegare alla questione anche i reperti jesini e urbinati, creando così un vero e proprio sito seriale legato alla pallacorda. Nel 2014 Clerici partecipa in quel di Jesi al convegno ‘La storia del gioco del tennis’, durante il quale auspica la nascita di un club che possa studiare le origini dei giochi con la palla in Italia e valorizzarne la storia: cinque anni più tardi, nel 2019, questo auspicio si concretizza, con la costituzione a Jesi del Club delle Balette, associazione culturale della quale Gianni Clerici viene eletto presidente onorario.

