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The All “Czechland” Lawn Tennis Club

L’edizione 2026 dei Championships ha visto affrontarsi nella finale del singolare femminile Karolína Muchová e Linda Nosková, con il successo di quest’ultima per 6-2, 5-7, 6-3. La particolarità? Le tenniste, native entrambe della Moravia, regione storica della Repubblica Ceca, hanno dato vita a una finale tra compatriote che a Wimbledon non si vedeva dal 2009, quando la sfida in famiglia tra le Williams si era risolta con la vittoria di Serena, che vendicava così la sconfitta subita l’anno precedente dalla sorella Venus. Le coincidenze non finiscono qui: anche la finale di Wimbledon 1986 si disputò tra due cecoslovacche, per la precisione due boeme. In quel 5 luglio di quarant’anni fa, infatti, scesero in campo la regina dei Championships Martina Navrátilová (record di 9 trionfi a Londra) e la connazionale Hana Mandlíková, capace di vincere quattro Slam in carriera e di inserirsi come unica alternativa credibile al binomio Navrátilová-Evert, nel periodo in cui le due arcirivali dominavano il circuito in lungo e in largo. A dimostrazione di tale dominio, basti pensare che nella finale US Open del 1985 Mandlíková, sconfiggendo proprio Martina, aveva interrotto una striscia di vittorie Slam targate Navrátilová o Evert che durava da ben 15 tornei, ovvero da quattro stagioni consecutive.

A quarant’anni di distanza, ripercorriamo quella finale di Wimbledon a tinte cecoslovacche, dove a spuntarla fu la Navrátilová con il punteggio di 7-6, 6-3, leggendo alcuni estratti dell’articolo pubblicato da Gianni Clerici sul quotidiano Il Giorno del 6 luglio 1986:

Se nella primavera del 1924 Suzanne Lenglen non avesse mangiato, a Barcellona, delle ostriche inquinate, Martina Navratilova si sarebbe risparmiata ieri qualche lacrimuccia e molto teatro. Battendo Hana Mandlikova per la diciannovesima volta, Martina ha anche eguagliato il record di cinque consecutivi Wimbledon che apparteneva alla divina Suzanne, tutta sola. Suzanne vinse infatti dal 1919 al 1923, diventò tutta gialla per le ostriche, e rivinse poi nel 1925 prima di passare al professionismo. La vincitrice del 1924, Kitty McCane, mi diceva ieri che mai e poi mai ce l’avrebbe fatta contro la Divina, che avrebbe quindi vinto qualcosa come sette Wimbledon filati. 
Martina ha infatti cominciato addirittura tremebonda, quasi sotto le avare ghiandole mammarie si celasse un cuore di coniglia. Hana, per contro, volitava sui piedini leggeri che le ha fatto suo papà Mandlik, capace di bruciare i cento in 10’’02. È, la meccanica dei colpi della Mandlikova, la migliore in circolazione. Quasi priva di rotazioni, la sua palla rimbalza via con l’abbrivio di una pietra piatta sull’acqua. 
L’erba inumidita non opponeva molta più resistenza e, in un amen, ecco Hana riuscire il break, con 3 risposte che consentivano ripetuti replay ai fenomenali cameramen della Bbc. La legge dei servizi trasformava presto quel 3-0 in 5-3. Sul centrale, coperto di nuvole grige, scendeva il silenzio insieme a un vento leggero, da nord-ovest. 


Al tie-break Martina si presentava col piglio vincente di chi si è ormai tratta dalla trappola. Hana inciampava invece in una vana lite contro il robot, che non aveva segnalato out un dubbio ace di Navratilova. Sette punti a uno, e presto un nuovo break nel quarto game del secondo, sfrenavano Martina verso un traguardo ritardato solo da due vane palle di controbreak nell’ottavo gioco. 
Martina (che ieri ha vinto 290 milioni di lire, superando così nella carriera i 10 milioni di dollari) poteva mandar baci, in tribuna, alla sua sposa, seduta con la suocera e la cognata. Il prossimo traguardo sono gli otto Wimbledon della ottantunenne Helen Wills che, dalla sua casa californiana, ha spedito, con molto chic, un telegramma di auguri. Ma, a pensarci bene, questa storia della supremazia della Navratilova comincia a diventare un pochino stucchevole. Perché non costringerla ad iscriversi, l’anno prossimo, al singolare maschile? 

L’articolo di Clerici si conclude con questa provocazione, che si inserisce nel solco della famosa “Battle of the Sexes” che nel 1973 vide Billie Jean King, dodici volte campionessa Slam in singolare e paladina dei diritti delle donne e dell’uguaglianza nello sport, battere in tre set l’ex numero uno al mondo Bobby Riggs, apertamente maschilista. Parlando invece di attualità, a fine 2025 è andato in scena a Dubai un incontro tra la numero uno Aryna Sabalenka e l’australiano Nick Kyrgios, ex numero 13, in una sfida con regole a dir poco bizzarre, che tutto è sembrata tranne che una vera partita di tennis.