“L’Antipatico diventa Jimmy il Bastardo”
9 settembre 1977. Forest Hills, Nuova York: Semifinale US Open.
Jimmy Connors batte Corrado Barazzutti 7-5, 6-3, 7-5.



Si sarebbe potuto parlare di ordinaria amministrazione per l’allora quattro volte campione di Slam ‘Jimbo’ Connors, eppure, la semifinale dello US Open 1977 si era rivelata una lotta tutt’altro che impari, condita per giunta da uno degli episodi più disdicevoli e al contempo più iconici della storia del tennis moderno: una scorrettezza degna del genio ribelle nativo di Belleville, Illinois.
Il 1977 era stato fino a quel momento l’anno d’oro di Corrado Barazzutti: finale a Monte Carlo e successi nei tornei di Charlotte e Båstad. Sulla terra verde di Forest Hills, nel Queens, il ‘Barazza’ si presentava alla storica semifinale senza aver concesso un singolo set agli avversari, consegnando agli annali quello che all’epoca era il miglior piazzamento di sempre di un italiano nello Slam a stelle e strisce. Di là dalla rete si ergeva però il n.1 al mondo, l’arcigno e scorbutico Jimmy Connors, che tre anni prima (1974) si era aggiudicato il tris Australian Open-Wimbledon-US Open.


Le prime fasi del match avevano decretato un equilibrio quasi assoluto, in un duello deciso soprattutto nei game di servizio dei due contendenti: durante il settimo gioco del primo set, sul 3-3, era però avvenuto il fattaccio, descritto così all’indomani della partita da Gianni Clerici sulle colonne de Il Giorno:
Dopo essere stato avanti 40-15, e dopo aver avuto una terza palla break, Corrado è anche stato vittima di un errore clamoroso di un vecchio giudice di linea. Sappiamo che gli americani hanno i migliori e più sportivi giudici del mondo. Un rovescio lungo linea di Connors, tuttavia, era uscito di tre dita buone. E, mentre il giudice di linea taceva, Corrado si è avvicinato al segno della palla e ha tracciato un segno semicircolare con la punta della racchetta.
Mentre il giudice di sedia, il vecchio Jack Stahr, taceva impacciato, e Corrado faceva vanamente cenno al giudice di linea di avvicinarsi al segno della palla, Jimmy Connors partiva incredibilmente dalla sua metà campo, raggiungeva Corrado che, a spalle voltate, non poteva vederlo e cancellava con la suola della scarpa il segno della sua palla out.
Corrado era talmente sorpreso che non aveva nemmeno il tempo di reagire. L’arbitro era addirittura allibito. I 14 mila presenti nel ferro di cavallo di Forest Hills cominciavano immediatamente a fischiare Jimmy Connors, che portava a casa il punto, ma anche carrellate di insulti.
Le immagini dello scambio incriminato al minuto 09:45 del seguente filmato:

L’episodio fu talmente clamoroso che per un certo periodo non si parlò d’altro: i giornalisti assillavano come vespe i due atleti, tempestandoli di domande e riempiendo taccuini a più non posso. Il pubblico newyorkese, qualche giorno più tardi, si sarebbe addirittura schierato contro l’atleta di casa, facendo il tifo in finale per l’argentino Guillermo Vilas. Non fu da meno il buon Clerici, che a distanza di due giorni dal match dello scandalo diede libero sfogo alla sua penna e non ebbe certo parole al miele per il n.1 americano, convertendo l’affettuoso epiteto a lui dedicato da ‘antipatico’ a ‘bastardo’. Nel pacato articolo, autentica perla della produzione clericiana, viene riportata una conversazione ai limiti del surreale avvenuta tra Clerici e Connors negli spogliatoi, al termine della partita, con testimoni gli esterrefatti Pietrangeli e Barazzutti (quest’ultimo assediato dai giornalisti):
«Mi pare che tu abbia i piedi sui miei calzoni». «Sempre meno grave che cancellare il segno di una palla con le suole». Jimmy Connors stava nudo, schiacciato insieme a me contro l’armadietto metallico da una trentina di giornalisti che assediavano Barazzutti, voltandosi le spalle. […] «Vuoi levarti di qui che mi vesto», soffiava il Bastardo. «Vuoi dirmi se hai visto il segno di quella palla che hai fregato?». Jimmy si guardava intorno, confortato dalla presenza del suo gorilla e di un poliziotto che scacciava quei pochi che avrebbero avuto diritto a entrare: «Te lo dirò dopo. Ti vuoi levare dai piedi? Capisci l’inglese?». «Il tuo non è inglese, o ladro!».
Nicola Pietrangeli mi guardava allibito. «Mi sembra che stiamo diventando tutti pazzi», mormorava, con tutta la saggezza dei suoi 44 anni romani. «Vorrei che ci fosse Panatta — incattivivo, levandomi dalla mischia per non produrre incidenti internazionali. — Vorrei che ci fosse stato Adriano, al posto di Corrado. Gli avrebbe mollato un bel destro tipo Barcellona, e insegnato a vivere». Nicola scuoteva la testa, Corrado mi guardava tra il divertito e lo smarrito.

Dopo aver superato Barazzutti, Jimmy avrebbe poi capitolato in finale contro Vilas, spuntando un solo set. La sua placida reazione alla sconfitta è ricordata da Clerici in un articolo del 24 febbraio 1988 su La Repubblica:
Jimmy schiattava di rabbia. Lasciò furibondo il club, senza nemmeno cambiarsi, imprecando al pubblico e addirittura a New York! “Non ritornerò più in questa città di guano”, gridò ai cronisti che lo avevano inseguito fino alla nera limousine. Fu allora che io diedi un nome a Jimmy, l’Antipatico, che ebbe ovviamente fortuna solo in Italia
Divertente anche l’attacco dell’articolo del 12 settembre 1977, dedicato alla finale Vilas-Connors:
Chi Barazzutti ferisce, di Vilas perisce. Non sarebbe forse il caso di scomodare i libri sacri per un mentecatto quale Jimmy il Bastardo, ma devo confessare che, alla fine dell’incontro, mi sono buttato a invadere il campo insieme a un centinaio di abusivi, per stringere la mano al poeta capellone
