Let the Sunshine (Double) in
La rincorsa di Jannik Sinner verso il tanto agognato primato nel ranking ATP, ancora appannaggio del suo arcirivale Carlos Alcaraz, ha di recente subito una brusca accelerata grazie ai successi coast-to-coast dell’italiano nei Masters 1000 di Indian Wells (California) e Miami (Florida), che gli hanno fruttato un succulento bottino di 2000 punti, quasi l’equivalente di una vittoria Slam. La doppietta a stelle e strisce di Jannik (rispettivamente contro Medvedev e Lehečka), oltre a ridurre le distanze in classifica dall’iberico, ha permesso all’azzurro di entrare nella ristretta cerchia di tennisti che hanno realizzato il cosiddetto “Sunshine Double”, ossia la conquista nella medesima stagione dei due tornei americani. I sette predecessori non sono certo nomi qualsiasi:

Jim Courier
1991

Michael Chang
1992

Pete Sampras
1994

Marcelo Ríos
1998

Andre Agassi
2001

Roger Federer
2005; 2006; 2017

Novak Djokovic
2011; 2014; 2015; 2016

Jannik Sinner
2026
A proposito di corsa al primato, il Sunshine Double fu decisivo nel 1998, quando sul cemento di Key Biscayne (Miami) uno scatenato Marcelo Ríos, tennista cileno a dir poco atipico — sia per tecnica che per condotta in campo — batté il padrone di casa Andre Agassi in due set, decretando così la propria ascesa alla vetta del ranking ATP, fino a quel momento occupata da un altro campione americano, Pete Sampras. Ríos diventava così il primo sudamericano dal 1973, anno di istituzione della classifica computerizzata, ad occuparne il vertice (dopo di lui, ad oggi, solo il brasiliano Gustavo Kuerten tra il 2000 e il 2001). Naturalmente l’evento non sfuggì ai radar del nostro Gianni Clerici, che di quel match ci offrì, come suo solito, una cronaca pittoresca. L’articolo, corredato da una quanto mai azzeccata foto del cileno intento a fare la linguaccia, comparve sull’edizione di lunedì 30 marzo 1998 de La Repubblica:

Vale la pena di citare alcuni passaggi dell’articolo, giusto per dare l’idea di che tipo di giocatore fosse Marcelo Ríos, certo non sgradito a Clerici:
Il nuovo Numero Uno del mondo non sarà simpatico, con quella sua aria sempre insoddisfatta, gli occhioni orientali smerigliati di fastidio, i gesti, tra un colpo e l’altro, da peon stanco o, peggio, da menefreghista. Non sarà simpatico, ma in un tennis sempre più muscolare, di culturisti sul metro e novanta, Ríos rappresenta insieme l’ispirazione e la sua eccezionalità. […] il nuovo numero uno del mondo ha infinito talento, da vero enfant de la balle, se è vero che, insieme al coach americano Larry Stefanski, il suo più prezioso consigliere è l’istinto. Il diritto, giocato spesso dal centro verso sinistra, è una versione aggiornata di quello di McEnroe, che mi permisi di definire a zampa di coniglio tanto era bassa la testa della racchetta, e flesso verso il terreno il polso. Ma, di questo gesto nato con la racchetta di legno, Marcelo ha tratto – oh, inconsapevolmente – una variante, riuscendo a far ruotare nella manina scura il manico con una rapidità da prestidigitatore. […]
Il servizio, da quei suoi 175 centimetri, non può certo essere dirompente, ma la manina benedetta e mancina fa in modo da lavorarlo e renderlo vuoi saponato, vuoi ispido, e insomma inatteso. […]
L’agiografo del Chino, il mio collega Nelson Flores, racconta che lo share televisivo della finale ha addirittura superato gli ascolti degli ultimi match della nazionale di calcio.

