Monte-Carlo Country Club – nel segno di Suzanne Lenglen
Monte Carlo, quartiere centrale e fiore all’occhiello di quella semi-enclave che è il Principato di Monaco, un gioiello incastonato nell’estremità orientale della Costa Azzurra. Siamo nel 1893: tra regge e palazzi abbarbicati alle scogliere nasce il “Lawn Tennis de Monte-Carlo”, primo tempio monegasco dedicato a quel gioco d’oltremanica che si pratica con pallina e racchetta.

Edificato sui tetti delle cantine dell’Hotel de Paris, dirimpetto al Casinò, nel 1897 il Club ospita la prima edizione del Torneo Internazionale di tennis, quello che oggi è conosciuto come ‘Monte-Carlo Masters‘, dominato nelle prime dieci edizioni da Reggie e Laurence Doherty: «alle imprese ottocentesche dei fratelli Dohertys (nove Wimbledon in due) aveva presenziato Sarah Bernhardt, che aveva villa a Bordighera» (Gianni Clerici, La Repubblica, 16/04/2007). Con l’avvento del nuovo secolo prende però il via una sequela di traslochi e ammodernamenti: nel 1905 il Club viene trasferito nel quartiere di Condamine e dotato di un campo aggiuntivo; nel 1921, invece, passa sul tetto di un garage di Beausoleil (FR), giusto alle soglie del Principato, e viene ribattezzato “La Festa Country Club”.

La svolta avviene nel 1925: sulla terra battuta del centrale, a quattro anni dall’ultima volta, torna in campo Suzanne Lenglen, colei che Gianni Clerici definirà «la Divina, cresciuta proprio lì, a Nizza. Inventrice, Suzanne, di un tennis femminile post-vittoriano, addirittura moderno. Con gli abitucci succinti, le cosce nude, i capelli racchiusi da bandane in georgette di seta, il ‘serve and volley’» (La Repubblica, 16/04/2007). Reduce da cinque titoli di Wimbledon (1919-1923) e quattro nei Campionati di Francia (1920-23), la tennista parigina, campionessa del torneo di Monte Carlo nel triennio 1919-1921, fa il suo ritorno nel Principato dopo anni di assenza. Sulle tribune siede un grande appassionato del gioco, nonché suo ammiratore, il magnate americano George Pierce Butler, che dopo averla vista giocare, auspica l’avvento di un palcoscenico che si addica a un siffatto talento: «Her Star status deserves a Jewel not only a simple roof on top of a garage (Il suo status di Stella è degno di un Gioiello, non del semplice tetto di un garage)». Visto il carente spazio all’interno del Principato, viene individuata una sede alternativa per la costruzione di un nuovo e moderno impianto: si tratta del vicino quartiere di Saint-Roman, nel comune francese di Roquebrune-Cap-Martin, dove nel 1928 sorgerà il “Monte-Carlo Country Club“, sontuoso complesso di impianti tennistici tutt’oggi in uso.

Della nascita del Monte-Carlo Country Club ha parlato così Gianni Clerici (La Repubblica, 16/04/2007):
Potrei raccontare molte storie di questo splendido impianto, che degrada dall’edificio color giallo, alla terrazza del ristorante, al campo centrale, a un dirupo roccioso, alla spiaggia, alla baia. […] Il Club è ancora lo stesso, straordinario, immaginato e realizzato, guardate un po’, da un ricchissimo americano, George Pierce Butler, che tutti chiamavano Commodoro, e che trasportò qui i dollari ammassati con l’invenzione della sigaretta King Size, per l’American Tobasco. Il Commodoro completò il progetto dell’architetto Letrosne nel 1928, dopo che il tennis era sbarcato sulla Riviera insieme a quegli autentici, e per una volta pacifici, colonizzatori che furono gli inglesi. Clienti, gli inglesi, di quel Casinò che di poco precedette l’avvento di un gioco di palla sconosciuto, del quale ho trovato una notizia sul Journal de Monaco del 1880, che lo definisce «d’importazione inglese, specie di jeux de paume, da disputarsi su un lawn, che significa praticello: profitterà dunque dell’ospitalità dei giardini del tiro al piccione». Di lì, da quel luogo chic e insieme crudele, il tennis si sarebbe mosso in ben quattro sedi, sino a trovar casa nella splendida baia, dove ritorno ogni anno da spettatore, dopo averci giocato, soprattutto in doppio.



Nota: alcune immagini di questo articolo sono tratte dal volume di Michel Sutter Aujourd’hui 100 ans 1897-1997 Le tournoi de Monte-Carlo, Éditions GGallery, Paris, 1997. La copia conservata nel fondo contiene una dedica dell’autore a Gianni Clerici.