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Quello del tennis

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La mia gente
mai più avrà
di questo son sicuro
uno scriba mio pari
cantastorie instancabile
uno che amava il gioco
e di quei gesti bianchi
sapeva tutto.

Carriera giornalistica

Gli esordi (1948-1956)

Il debutto di Clerici nel mondo del giornalismo risale all’agosto del 1948: in occasione dei campionati italiani di seconda categoria, tenutisi proprio nella sua Como e ai quali partecipa nel doppio con Vincenzo Mei, Gianni riceve l’incarico di cronista d’eccezione da Umberto Mezzanotte, direttore della rivista mensile Il Tennis Italiano. Il suo inconfondibile stile di scrittura deve aver fatto subito colpo, se si considera il commento entusiasta del direttore nell’introduzione al primo articolo:

L’introduzione di Umberto Mezzanotte al primo articolo di Clerici su Il Tennis Italiano, agosto 1948.

«Evidentemente Guido Rocca fa scuola con quel suo giornalismo brillante, sbarazzino, di genere un po’ nuovo, e noi siamo ben lieti di far “largo ai giovani” anche nell’uso della penna». I contributi di Clerici sulla rivista proseguono, saltuariamente, fino al 1951, quando Luigi Gianoli, che si occupava di ippica sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, suggerisce il nome di Clerici al direttore Gianni Brera. Quest’ultimo, che per Clerici era «L’unico grosso scrittore che non trovasse diminutivo occuparsi di sport, in un paese vittima di retori e di lobby letterarie» (racconto Il Cavaliere, in Una notte con la Gioconda [Ver]), instaura con lui un legame speciale, che si traduce in anni e anni di amicizia fraterna e collaborazione. Clerici continua a scrivere per la Gazzetta fino al 1954, anno in cui Brera si vede costretto a lasciare l’incarico per uno screzio con la proprietà. I due uniscono allora le forze e fondano il settimanale Sport Giallo, che Clerici definiva «un Guerin Sportivo meno perverso». Il progetto, protrattosi solo per un paio di annate, deve aver pagato la tanta concorrenza e la precarietà organizzativa: «[Brera] aveva trovato un paio di ammiratori-finanziatori. Il giornale lo facevamo tutto noi due. Sport Giallo non produceva certo grandi attivi. Gli altri collaboravano da fuori e firmavano, penso, con pseudonimi» (Enrico Currò, Mario Fossati e la storia del giornalismo sportivo in Italia (1945-2010), Bolis Edizioni, Azzano San Paolo (BG), 2018).

[inserisci immagini sport giallo, primo articolo, copertina]

Uno splendido equivoco (1956-1987)

Clerici in tribuna stampa ai Campionati Italiani di tennis, Firenze 1971.

Il 1956 è l’anno della svolta: l’allora presidente dell’ENI Enrico Mattei fonda a Milano il quotidiano Il Giorno, per fare da contraltare allo strapotere del Corriere della Sera. Come caporedattore della sezione sportiva, il direttore Gaetano Baldacci sceglie proprio Gianni Brera, che decide di portare con sé Gianni Clerici: «Andammo in gruppo al Giorno, appesi alla coda di Brera. […] Io ci sono andato, ma non è che volessi fare il giornalista» (Enrico Currò, Mario Fossati…). Quella che prende corpo è una giovane squadra d’eccezione, considerata da molti il non plus ultra delle redazioni sportive: Mario Fossati al ciclismo, Giulio Signori all’atletica, Franco Grigoletti al basket e, appunto, Gianni Clerici al tennis. Eppure, con la sua consueta ironia, Clerici ha spesso minimizzato il valore dei suoi trascorsi al Giorno, definendo la sua carriera «un grande equivoco, in quella che viene misteriosamente ritenuta la redazione di riferimento del giornalismo italiano: sarà perché le molte redazioni sportive di tutti i tempi sono di livello scoraggiante» (Enrico Currò, Mario Fossati…). Durante gli oltre trent’anni di collaborazione con la testata, i suoi contributi non si limitano alle cronache tennistiche, ma abbracciano le più svariate discipline: «Ho cominciato come inviato […]: Giro d’Italia, Tour de France. Facevo le mie robe di tennis, per le quali mi aveva preso alla Gazzetta dello Sport a diciannove anni Gianni Brera, che è stato una sorta di mio zio elettivo. E poi ho avuto la rubrica di basket, perché ho giocato tutti gli sport, giocavo a basket. Ho avuto la rubrica di sci, soprattutto, perché ero sciatore» (intervistato da Rivista Studio nel 2012). A partire dall’edizione romana del 1960 segue persino le Olimpiadi. “Quello del tennis”, definizione che Gianni si è sentito spesso affibbiare durante la sua carriera, non descrive dunque a pieno il suo coinvolgimento nel mondo del giornalismo, soprattutto se si considerano i suoi contributi extra campo: dai reportage di viaggio nei luoghi visitati per i tornei, alle rubriche di costume nel Rotocalco della domenica. Appartengono a questo periodo anche i suoi primi saggi: Il vero tennis (Longanesi, Milano 1965), Il tennis facile (Oscar Mondadori, Milano 1972) e Il grande tennis (1978).

Nel 1974 esce invece per Mondadori la prima edizione del suo capolavoro, 500 anni di tennis, “il libro italiano più venduto all’estero dopo la Divina Commedia e Pinocchio”, come ha azzardato Enzo Biagi: si tratta di una vera e propria ‘Bibbia’ del tennis, un successo internazionale tradotto in sei lingue. Per la stesura di questa storia universale, Gianni Clerici si era avvalso dei materiali conservati nelle sale del British Museum, frequentate assiduamente negli anni Sessanta, durante le stagioni trascorse a Londra come ‘vice del vice corrispondente’ del Giorno. Le minuziose tabelle statistiche relative a giocatori e tornei sono curate dall’amico Rino Tommasi, soprannominato da Clerici “ComputeRino” per via dell’infallibile memoria.

Tra cronache e allori (1987-2022)

Rino Tommasi ai Campionati Italiani di tennis, Firenze 1971.

Nel 1987 arriva la chiamata di Eugenio Scalfari, che porta Gianni Clerici a la Repubblica, dove si ricongiunge con Brera e Fossati, trasferitisi nel 1982: nello stesso periodo inizia anche la collaborazione con L’Espresso. Sulle colonne di Repubblica gli viene concessa piena libertà per raccontare il ‘dietro le quinte’ del mondo dello sport e non solo: famosi sono i suoi profili di campioni, a cominciare dal primo memorabile articolo, dedicato a un matrimonio parigino dove a distinguersi è l’eccentrico tennista rumeno Ilie Năstase, presentatosi “in calzoncini corti e scarp de tenis”. 
Risale agli anni Ottanta l’esordio televisivo: sugli schermi di Canale 5 fa capolino la strana coppia Gianni Clerici-Rino Tommasi, che importa in Italia il modello americano della telecronaca a due. La formula si rivela ben presto un successo: negli anni successivi il duo Clerici-Tommasi si trasferirà a TelePiù (poi Sky) e continuerà a commentare i tornei del Grande Slam sino al 2011.  
In generale, il nuovo millennio è ricco di soddisfazioni: nel 2002 Clerici pubblica Divina. Suzanne Lenglen, la più grande tennista del XX secolo (Corbaccio, Roma), biografia dedicata all’iconica atleta francese, la prediletta dell’autore. Nel 2006 viene inserito nella International Tennis Hall of Fame di Newport per la sua longeva e insigne carriera come giornalista e telecronista del settore:

Nel 2010 esce la raccolta di articoli intitolata Gianni Clerici agli Internazionali d’Italia. Cronache dello scriba. 1930-2010 (Rizzoli, Milano). Nel 2013 è la volta di Wimbledon. Sessant’anni di storia del più importante torneo del mondo (Mondadori, Milano). Nel 2018 esce, sempre per Mondadori, Il tennis nell’arte. Racconti di quadri e sculture dall’antichità a oggi. È del 2021 Il tennis facile. Manuale illustrato per neofiti e cultori del gioco (Baldini e Castoldi, Milano), guida aggiornata redatta insieme a Riccardo Piatti, le cui fotografie illustrative ritraggono un ragazzino dai capelli rossi: la carriera di Gianni, che si è protratta oltre i suoi novant’anni, gli ha consentito di intuire il talento cristallino di quel giovanotto, lo stesso Jannik Sinner che nel frattempo, a distanza di qualche anno, si è consacrato sui maggiori palcoscenici del tennis mondiale, con i trionfi in Coppa Davis e negli Slam.

Gianni Clerici è morto il 6 giugno 2022, lasciandoci un’eredità intellettuale difficilmente eguagliabile: più di settemila articoli e una trentina tra romanzi, pièces teatrali, raccolte poetiche e saggi. Dopo la scomparsa, la famiglia ha deciso di donare il suo archivio e la sua biblioteca al Centro di Documentazione e Ricerca “Raccolte Storiche” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Anche Mediaset ha riportato la notizia della donazione con il servizio Un talento inimitabile: Gianni Clerici nel rotocalco serale Studio Aperto Mag.